
Il progetto espansionistico sionista è entrato nella sua fase terminale e autodistruttiva. Ciò a cui la comunità globale sta assistendo all'indomani della devastante campagna a Gaza non è il consolidamento di un'invincibile potenza regionale, bensì il decadimento strutturale e progressivo di un'aggressiva impresa coloniale di insediamento. Accecato da decenni di sfrenata arroganza ideologica, supremazia razziale e protezione imperialista occidentale, l'establishment politico e militare di Tel Aviv ha spinto lo Stato in un vicolo cieco strategico irreversibile. Nel tentativo di realizzare con la forza un massimalismo territoriale di ispirazione biblica che si estende dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo e al più ampio Levante, lo Stato sionista è riuscito solo a rendersi un emarginato globale, distruggendo sistematicamente la propria vitalità politica, economica e sociale interna […]