SEGUI GLI AGGIORNAMENTI QUOTIDINI

LEGGI QUI E NEGLI ALTRI BLOG AGGIORNAMENTI QUOTIDIANI SU MONZA E DINTORNI; NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI; TUTELA AMBIENTE; EDUCAZIONE, LAVORO SOCIALE, CULTURA. Il meglio di un' edicola a tua disposizione!

Guerriglia a Milano. Fiasco: “Farsi carico del disagio dei giovanissimi e proporre una pedagogia che promette un futuro” - AgenSIR

Guerriglia a Milano. Fiasco: “Farsi carico del disagio dei giovanissimi e proporre una pedagogia che promette un futuro” - AgenSIR

Anziani non autosufficienti: servono almeno 500 milioni nella prossima Manovra • Percorsi di Secondo Welfare

Anziani non autosufficienti: servono almeno 500 milioni nella prossima Manovra • Percorsi di Secondo Welfare

Bando: Anita Reti Mille – L’infanzia prima

Bando: Anita Reti Mille – L’infanzia prima:

Titolo avviso
Anita Reti Mille – L’infanzia prima

Finanziatore
Fondazione Cariplo

Obiettivi e ambito di interesse
Sviluppare reti territoriali integrate per individuare precocemente e sostenere bambini da 0 a 3 anni e famiglie in condizioni di vulnerabilità sociale ed economica, rafforzando la collaborazione tra servizi sanitari, sociali, educativi ed ETS.

Scadenza e modalità di presentazione domanda
Scadenza: 18 febbraio 2027, ore 17.00. Presentazione online attraverso il portale di Fondazione Cariplo.

Soggetti ammissibili e requisiti formali
Capofila: ente privato non profit con esperienza nella prima infanzia e nel sostegno alle famiglie.
Partenariato con enti pubblici e/o privati non profit. Necessario il coinvolgimento di soggetti qualificati del percorso nascita.
Escluso il territorio della città di Milano, mentre sono ammissibili altri territori della Città metropolitana individuati per ASST.

Contributo erogabile
Dotazione complessiva: 5 milioni di euro.
Contributo massimo differenziato per ASST: Melegnano e Martesana 300.000 €; Nord Milano 250.000 €; Rhodense 150.000 €; Ovest Milanese 100.000 €.

% cofinanziamento
Minimo 10% del costo complessivo del progetto.

Attività ammissibili
Intercettazione precoce delle fragilità, orientamento e accompagnamento delle famiglie, sostegno educativo e materiale, coordinamento dei servizi, formazione degli operatori e rafforzamento delle reti territoriali.

Durata progetto
24 mesi, con conclusione entro il 30 giugno 2029.

Spese ammissibili
Spese funzionali alle attività progettuali; budget di comunità fino al 10%; arredi e attrezzature fino al 10%. Esclusi acquisto, ristrutturazione e manutenzione di immobili.

Criteri di valutazione
Qualità progettuale (30%); partenariato e rete (30%); misurazione del cambiamento (20%); piano economico e sostenibilità (20%).

Pagina web del bando >

The post Bando: Anita Reti Mille – L’infanzia prima first appeared on CSV Lombardia.

Gli Stati devono intervenire poiché la violenza dei coloni israeliani, fomentata dallo Stato, si intensifica all'inizio della raccolta delle olive palestinesi. 

Gli Stati devono intervenire poiché la violenza dei coloni israeliani, fomentata dallo Stato, si intensifica all'inizio della raccolta delle olive palestinesi. :

319632-1024x432.jpg

In risposta agli ultimi atti di violenza perpetrati dai coloni israeliani, orchestrati dallo Stato, nella Cisgiordania occupata durante il fine settimana, che hanno preso di mira anche una delegazione di diplomatici europei e un fotoreporter del Washington Post, Heba Morayef, direttrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha dichiarato:

«Ancora una volta, il sistema di apartheid israeliano sta trasformando la raccolta delle olive in una stagione di orrore per le famiglie palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata. Gli attacchi orchestrati dallo Stato dai coloni contro gli agricoltori, che danneggiano, distruggono e rubano i raccolti, uniti alle restrizioni militari israeliane sull'accesso agli oliveti, stanno causando immense sofferenze e perdite economiche per i palestinesi.»

«La serie di attacchi perpetrati nel fine settimana dai coloni contro i residenti palestinesi di Khirbet Abu Falah e Taybeh, nell'area di Ramallah, che hanno preso di mira anche un fotoreporter del Washington Post e una delegazione di diplomatici europei, offre uno spaccato di una realtà di incessante aggressione contro i palestinesi. I tentativi di alti funzionari israeliani e candidati alle elezioni di tutto lo spettro politico di presentare questa brutalità sponsorizzata dallo Stato come opera di pochi individui rappresentano una palese distorsione della realtà.»

“Amnesty International lancia da tempo l'allarme sull'aumento esponenziale della violenza perpetrata dagli insediamenti statali contro i palestinesi, che mira, attraverso metodi che incitano al terrore, a una pulizia etnica dei palestinesi dalla Cisgiordania occupata. Questa escalation di violenza è stata alimentata dalla persistente incapacità della comunità internazionale di intraprendere azioni concrete contro il sistema stesso che permette la continua oppressione dei palestinesi. Questi attacchi devono generare una forte reazione da parte degli Stati che affermano di opporsi all'annessione di territori palestinesi da parte di Israele, alla sua continua espansione degli insediamenti e alla violenza perpetrata dagli insediamenti statali.

Gli Stati devono riconoscere che gli attacchi dei coloni non sono atti isolati, ma una politica centrale dello Stato israeliano, e adottare misure concrete per rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale ed evitare la complicità nelle violazioni e nei crimini israeliani contro i palestinesi, interrompendo ogni commercio, investimento e cooperazione che contribuisca a mantenere l'occupazione illegale, l'apartheid e la continua campagna di pulizia etnica.

“Gli Stati devono inoltre imporre sanzioni mirate contro i funzionari israeliani credibilmente implicati in gravi violazioni del diritto internazionale e sostenere gli sforzi internazionali per la giustizia e la responsabilità. Nascondersi dietro una retorica vuota non è solo un atto di codardia, ma permette ulteriori abusi. Per i palestinesi, continua ad essere letale.” 

Sfondo

Il 16 ottobre, decine di coloni israeliani mascherati hanno attaccato agricoltori palestinesi intenti a raccogliere olive vicino al villaggio di Abu Falah, a nord-est di Ramallah. Durante l'attacco, i coloni avrebbero lanciato pietre, usato fionde, dato fuoco agli ulivi e aggredito i palestinesi. La fotoreporter statunitense Heidi Levine, che stava documentando la raccolta delle olive per il Washington Post, è stata spinta a terra e ripetutamente presa a calci nonostante indossasse un giubbotto protettivo da giornalista chiaramente identificabile. Le sono stati rubati anche l'attrezzatura fotografica e il telefono ed è stata ricoverata in ospedale con diverse ferite. Il 19 ottobre, la polizia israeliana ha dichiarato di aver arrestato 10 sospetti nell'ambito di un'indagine sugli incidenti.

Il giorno seguente, coloni israeliani mascherati hanno attaccato un gruppo che comprendeva diplomatici belgi, francesi e polacchi, un sindaco francese, rappresentanti cattolici e residenti palestinesi nei pressi del villaggio di Taybeh, anch'esso a nord-est di Ramallah. Secondo quanto riferito, un veicolo diplomatico belga è stato danneggiato e diversi membri della delegazione sono stati aggrediti.

Il rapporto di Amnesty International del 2026 sulla Cisgiordania occupata ha documentato come, dalla fine del 2022, le autorità israeliane abbiano intensificato una campagna di pulizia etnica, guidata e sponsorizzata dallo Stato, terrorizzando e sfollando con la forza migliaia di palestinesi dalle comunità beduine e di pastori nell'Area C della Cisgiordania, al fine di alterarne permanentemente la composizione demografica. Nel perseguire il loro obiettivo di annessione formale, hanno accelerato l'espansione degli insediamenti, intensificato le restrizioni alla libertà di movimento, aumentato esponenzialmente i finanziamenti, nonché il supporto logistico, legale e politico agli insediamenti e agli avamposti, distribuito armi ai coloni e incoraggiato, agevolato e tollerato apertamente gli attacchi dei coloni come strumento deliberato di sfollamento.

Le comunità palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata hanno subito un forte aumento degli attacchi da parte dei coloni a partire dall'ottobre 2023, volti a sfollarle con la forza attraverso aggressioni fisiche, minacce e molestie contro le persone; distruzione di proprietà, incendi dolosi, furto di raccolti; restrizioni all'accesso ai terreni agricoli e ai pascoli; e atti di furto e maltrattamento del bestiame.

Amnesty International chiede agli Stati di sospendere ogni forma di cooperazione che contribuisca al mantenimento dell'occupazione illegale israeliana, di vietare il commercio con gli insediamenti israeliani, di imporre sanzioni mirate contro i funzionari israeliani direttamente implicati nella campagna di pulizia etnica di Israele e nei gravi crimini di diritto internazionale contro i palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, di imporre un embargo totale su armi e attrezzature di sicurezza a Israele e di sostenere i meccanismi internazionali di responsabilità, comprese le indagini in corso della Corte penale internazionale.

L'articolo " Gli Stati devono agire mentre la violenza dei coloni israeliani, fomentata dallo Stato, si intensifica all'inizio della raccolta delle olive palestinesi"  è apparso per la prima volta su Amnesty International .

Contributo a fondo perduto destinato al sostegno abitativo dei genitori la cui unione si sia dissolta

 

1. Natura del Provvedimento e Inquadramento Normativo

Il decreto interministeriale fissa criteri, riparto di risorse e modalità di accesso per l'erogazione di un contributo fondo perduto destinato al sostegno abitativo dei genitori la cui unione si sia dissolta.

  • Dotazione finanziaria: 20 milioni di euro per l'anno 2026 (all'interno di uno stanziamento complessivo programmato di 60 milioni per il triennio).

  • Entità del contributo: Copertura del 50% del canone annuo di locazione, fino a un tetto massimo di 6.000 euro all'anno (pari a 500 euro al mese massimo), erogato in un'unica soluzione.

  • Finestra temporale per l'istanza: Dalle ore 12:00 del 7 ottobre 2026 alle ore 12:00 del 28 ottobre 2026, esclusivamente in via telematica sul portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (mit.gov.it).

2. Requisiti di Accesso

Per poter presentare domanda, il richiedente deve soddisfare contestualmente una serie di vincoli stringenti:

  1. Stato civile e abitativo:

    • Essere genitore separato o divorziato.

    • Non essere assegnatario della casa familiare di proprietà (ossia esserne uscito a seguito del provvedimento del giudice o di accordo omologato).

    • Essere titolare di un contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato.

  2. Requisiti familiari e di condotta:

    • Avere almeno un figlio a carico di età inferiore ai 21 anni.

    • Risultare in regola con il versamento degli assegni di mantenimento stabiliti in sede giudiziale o convenzionale.

  3. Parametro economico:

    • Possedere un reddito individuale complessivo (da ultima dichiarazione dei redditi) non superiore a 35.000 euro.

  •  reale complessiva nettamente superiore rispetto ad altri in condizione di maggior disagio.


Copertura Finanziaria e Rischio di Esaurimento Fondi

I 20 milioni di euro stanziati per l'annualità corrente risultano insufficienti a coprire la platea potenziale su scala nazionale.

  • Con un contributo massimo di 6.000 euro a soggetto, la riserva finanziaria copre teoricamente soltanto circa 3.300-4.000 domande a punteggio pieno.

  • L'effetto pratico è che, pur non trattandosi formalmente di un "click day" (l'ordine cronologico di invio non garantisce priorità), la formazione delle graduatorie porterà all'esclusione di una quota rilevante di richiedenti pur in possesso dei requisiti, basandosi su criteri di precedenza quali la presenza di figli con disabilità, la disoccupazione involontaria o il minor reddito in caso di parità di punteggio.

Rigidità sui Titoli Immobiliari

Il decreto adotta una linea d'interpretazione rigida riguardo alla titolarità di diritti reali. L'eventuale possesso di quote minoritarie o infruttifere di altri immobili (es. derivanti da quote ereditarie indivise su immobili non disponibili o ubicati in altre regioni) rischia di costituire fattore ostativo o penalizzante, senza considerare l'effettiva liquidità o utilizzabilità del bene.

4. Riepilogo Operativo per la Domanda

ParametroDettaglio Operativo
Canale di presentazionePiattaforma online MIT (mit.gov.it) previa autenticazione SPID/CIE.
Scadenza tassativa28 ottobre 2026, ore 12:00.
Documentazione richiestaEstremi della sentenza/accordo di separazione/divorzio, contratto di locazione registrato, estremi IBAN, dichiarazione dei redditi.
Modalità di erogazioneRipartizione delle risorse con approvazione graduatoria ed erogazione in un'unica soluzione post-istruttoria.

Clima, demografia, economia sociale: le proposte del Forum Terzo Settore per la Legge di Bilancio • Percorsi di Secondo Welfare

Clima, demografia, economia sociale: le proposte del Forum Terzo Settore per la Legge di Bilancio • Percorsi di Secondo Welfare

DISABILITA' E LAVORO - POVERTA' MINORILE

 Incentivi per il lavoro delle persone con disabilità

Titolo Incentivi per il lavoro delle persone con disabilità Finanziatore Ministro per le disabilità – Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità. Obiettivi e ambito di interesse La misura sostiene l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, valorizzando in particolare le competenze professionali dei giovani under...
Povertà minorile, oltre le difficoltà economiche: un incontro sulle fragilità delle nuove generazioni
In occasione della Giornata internazionale ONU per l’eliminazione della povertà, sabato 17 ottobre CSV Milano ospita un incontro promosso nell’ambito del Master MIDA, in collaborazione con Fondazione Fratelli San Francesco, ECPAT e IEP ETS. Al centro dell’appuntamento le diverse forme di povertà che coinvolgono bambini e adolescenti, con particolare...

"Bambini sempre più piccoli con disturbi alimentari"

"Bambini sempre più piccoli con disturbi alimentari"

Anziani non autosufficienti, la legge di bilancio 2027 non può ignorarli - Vita.it

Anziani non autosufficienti, la legge di bilancio 2027 non può ignorarli - Vita.it

TSO. Per la Consulta chi è ricoverato con la forza ha diritto a un avvocato, anche se non lo chiede

TSO. Per la Consulta chi è ricoverato con la forza ha diritto a un avvocato, anche se non lo chiede:

Con la sentenza n. 157, depositata il 2 ottobre 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 35 della legge n. 833 del 1978 nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida del trattamento sanitario obbligatorio in degenza ospedaliera, e della sua eventuale proroga, si svolga con le garanzie della difesa tecnica. E si tratta di una difesa obbligatoria: chi non nomina un avvocato di fiducia sarà assistito da un difensore d’ufficio, designato dal giudice tutelare.

La vicenda è di quelle che chi frequenta i reparti psichiatrici conosce bene. Nel novembre 2025 un uomo viene ricoverato in TSO su ordinanza del sindaco di Empoli e, durante l’audizione davanti al giudice tutelare, chiede di chiamare i suoi avvocati, facendone anche nomi e cognomi. Non risulta che il giudice abbia preso in considerazione l’istanza: la convalida arriva il 7 novembre, quella della proroga il 13. Il Tribunale di Firenze, investito del ricorso, solleva la questione con ordinanza del 29 dicembre 2025.

La pronuncia chiude il percorso aperto dalla sentenza n. 76 del 2025, con cui la Corte aveva imposto la comunicazione dell’ordinanza sindacale all’interessato, la sua audizione prima della convalida e la notifica del decreto. Allora la Consulta aveva restituito al paziente la propria voce davanti al giudice; oggi gli garantisce qualcuno capace di tradurla in argomenti giuridici e di farla valere attraverso il necessario contraddittorio. 

Il passaggio decisivo sta nella presa d’atto che il TSO, per anni pensato come un atto sanitario accompagnato da un controllo giudiziario quasi notarile, sbrigato sulle carte del Comune e sui due certificati medici, è prima ancora che un procedimento medico, un atto lesivo della libertà personale di chi lo subisce, che spesso è violato anche della sua dignità. La Corte parla di «evidente assoggettamento fisico della persona a un potere pubblico in grado di vincere con la forza ogni sua contraria volontà», e ne trae la conseguenza che valgono tutte le garanzie dell’art. 13 Cost. La finalità di cura non muta la natura della coazione; semmai l’ha resa più insidiosa, perché è servita a lungo a sottrarla allo sguardo del diritto. Non a caso il termine di raffronto è la convalida dell’espulsione dello straniero, sulla quale la sentenza n. 222 del 2004 aveva già preteso l’assistenza del difensore: il criterio non è la natura civile o penale del procedimento, ma il bene giuridico che viene inciso. Dove c’è un corpo trattenuto con la forza, dunque, deve esserci un giudice e un difensore.

La parte interessante della pronuncia, che persino supera l’intervento del giudice che solleva la questione di legittimità, riguarda l’obbligatorietà dell’avviso al difensore. Il Tribunale di Firenze aveva chiesto una difesa soltanto facoltativa, e la Corte va oltre con un argomento di eguaglianza sostanziale. Un diritto esercitabile solo su iniziativa dell’interessato finisce per proteggere chi ne ha meno bisogno: chi è abbastanza lucido da capire l’avviso, chi ha una famiglia che si muove, chi può pagare un proprio professionista. Restano fuori proprio le persone senza rete, che al TSO arrivano dopo che – o forse perché – che ogni altro servizio ha fallito. La difesa facoltativa, scrive la Corte, si tradurrebbe in una «intollerabile discriminazione fondata sul tipo di patologia mentale e sulla condizione economica e sociale», con il «paradosso» che i più vulnerabili resterebbero privi di tutela.

Quanto alle modalità, la persona va avvisata della facoltà di nominare un difensore di fiducia al momento della comunicazione dell’ordinanza sindacale; in mancanza, il giudice tutelare designa un difensore d’ufficio tra gli iscritti negli elenchi di cui all’art. 29 disp. att. c.p.p. Il difensore deve essere avvertito tempestivamente, può partecipare all’audizione e riceve la notifica del decreto di convalida o di non convalida; le stesse garanzie valgono per la proroga. La formula è permissiva («possono partecipare») e la sentenza non fissa termini, ma la difesa d’ufficio è qualificata come prestazione imposta dallo Stato e non rinunciabile.

La decisione non si pone come atto di sfiducia verso gli psichiatri. La Corte afferma che la competenza degli operatori è «la prima garanzia non soltanto della appropriatezza clinica, ma della stessa legittimità giuridica del trattamento». Per troppo tempo i reparti hanno portato da soli un mandato che la società affidava loro senza nominarlo, dietro porte chiuse e senza testimoni, il che significa anche senza nessuno in grado di attestare la correttezza del loro operato. Un luogo in cui nessuno entra nasconde gli abusi, ma lascia pure tutta la responsabilità di ogni scelta su chi la compie. Avvocato e giudice portano in reparto un controllo e, insieme, una condivisione pubblica della decisione sull’uso della forza, che la Corte vuole si formi «nel contraddittorio».

Il rischio adesso è che la difesa d’ufficio diventi un rituale, come accade in analoghe convalide penali, con il difensore chiamato all’ultimo che non conosce il caso e firma il verbale. Il rinvio agli elenchi penali lascia aperto il problema della competenza specifica sulla legge 180 e sulla comunicazione con persone in crisi, e quello di turni compatibili con le quarantotto ore. Per questo il richiamo della Corte ai soggetti «preposti all’esercizio delle funzioni di amministrazione della giurisdizione» investe Ordini forensi e uffici giudiziari, non solo il Parlamento. 

Parlamento al quale la sentenza rinnova l’invito a valutare un curatore speciale e figure di mediazione capaci di favorire percorsi consensuali, ricordando che il TSO «coglie il momento di acuzie di un disagio psichico che spesso si radica in situazioni di marginalità sociale»: le garanzie difensive sono necessarie, ma ciò che a monte non è stato fatto non lo recupera nessun processo. 

E’ un tragico fatto: i TSO che spesso si ripetono sulla persona, spesso negli stessi luoghi, ad opera degli stessi sanitari, segnano non solo il fallimento terapeutico del territorio e dei servizi, ma costituiscono la rinuncia alla cura e l’abbandono di chi di pretende curare.

Non saranno avvocati o magistrati a cambiare le sorti di queste persone, ma di certo il loro ingresso potrà ridare visibilità e, nei casi più fortunati, tutela, a coloro che fino ad oggi, alla faccia di Basaglia, la società ha consegnato alla solitudine negli ospedali psichiatrici.

Il testo integrale della sentenza è disponibile su cortecostituzionale.it.

L'articolo TSO. Per la Consulta chi è ricoverato con la forza ha diritto a un avvocato, anche se non lo chiede proviene da Associazione Luca Coscioni.

Legge 180 e salute mentale: il tradimento di Basaglia e l'inganno della psichiatria moderna - In primo piano - L'Antidiplomatico

UN ARTICOLOCHE CONDIVIDO IN TOTO. Paolo

Legge 180 e salute mentale: il tradimento di Basaglia e l'inganno della psichiatria moderna - In primo piano - L'Antidiplomatico

Attenzione all’aumento dei ticket! Trump e i farmaci: pagheremo caro, pagheremo tutto

In questo numero parliamo di:

  1. Attenzione all’aumento dei ticket!

  2. Prevenire la demenza conviene

  3. Continua il tour di presentazione de L’industria della salute

  4. Nel mondo. Trump e i nostri farmaci: pagheremo caro, pagheremo tutto

  5. Nel mondo. Gli effetti del caldo estremo sugli anziani

Attenzione all’aumento dei ticket! Trump e i farmaci: pagheremo caro, pagheremo tutto

PizzAut conquista il grande schermo: Elio firma la regia ei ragazzi diventano attori

PizzAut conquista il grande schermo: Elio firma la regia ei ragazzi diventano attori:
Pizzaut Monza

Monza – Niente lacrime facili, niente retorica e, soprattutto, nessun attore professionista a fare la parte dell'autistico. I ragazzi di PizzAut sbarcano al cinema dalla porta principale e lo fanno da protagonisti assoluti, lavorando spalla a spalla con alcune delle firme più note dello spettacolo italiano.

A dare l'annuncio è Nico Acampora : Elio (di Elio e Le Storie Tese) fa il suo debutto alla regia cinematografica con “La Crepa” , commedia prodotta da Tempesta con Rai Cinema e distribuita da 01 Distribution. Ma la svolta vera è che non sarà un film su PizzAut, bensì un'opera recitata e costruita interamente con loro.

Un cast stellare al fianco dei ragazzi

Oltre metà del cast sarà infatti composto dai giovani che ogni giorno lavorano nei locali di Monza e Cernusco sul Naviglio: sul set ci saranno Lorenzo, Christian, Letizia, “Matteone”, Balù e tanti altri, rappresentando lo spettro autistico nei suoi diversi livelli (1, 2 e 3).

A condividere la scena con loro un parterre d'eccezione: Pietro Sermonti, Geppi Cucciari, Cochi Ponzoni, Paolo Rossi e Margherita Vicario , oltre allo stesso Elio ea Nico Acampora (che scherza: “Ci sarò anche io, ma non diciamolo ad alta voce che fa già ridere!” ).

L'obiettivo è firmare una commedia pura, “acida al punto giusto”, capace di raccontare la quotidianità dell'autismo con ironia, forza e senza filtri pietistici.

PizzAut protagonista di un film: il commento di Nico Acampora

" Non sarà un film su di noi, ma un film fatto interamente con noi. Una commedia vera, perché l'autismo va raccontato nella sua quotidianità, con le sue fatiche immani ma anche con la travolgente bellezza dei nostri ragazzi – scrive sui social Nico Acampora – Niente attori neurotipici che fanno finta di essere autistici: i ruoli saranno interpretati da loro con un'autenticità che spettina il mondo, perché l'arte non ha limiti. Elio ai ragazzi riconosce una dignità artistica e umana immensa. Ho gli occhi lucidi e l'orgoglio a mille: stiamo dimostrando che esistono orizzonti nuovi da conquistar, e non solo limiti.”

L'articolo Vaccino antinfluenzale in Brianza date, sedi e prenotazioni è stato pubblicato su MBNews .

Negli istituti penitenziari, a centinaia di chilometri dai loro tutori: così i minori stranieri sono ancora più soli

Negli istituti penitenziari, a centinaia di chilometri dai loro tutori: così i minori stranieri sono ancora più soli: undefined

Lista d'attesa: pubblicata le nuove regole

Lista d'attesa: pubblicata le nuove regole: Il 24 agosto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 26 giugno 2026 che adotta il Piano nazionale di Governo delle liste d'attesa. Strumenti e modalità organizzative che fanno apparire il Piano come un "libro dei sogni". Vediamo insieme cosa prevede il Piano e cosa possiamo aspettarci.
Allegati:
37e2_30_09_2026_12_11.mp3

‘Naza’ visto da Francesca Fornario

‘Naza’ visto da Francesca Fornario:

Ho visto Naza e pensavo sarebbe stato come averlo già visto.
Avevo infatti già letto e riletto tutti i rapporti di Breaking The Silence, l’associazione fondata da ex militari israeliani che raccoglie le confessioni dei soldati dell’Idf.
Avevo letto le inchieste di +972 sui programmi di intelligenza artificiale utilizzati per individuare gli obiettivi da bombardare, aspettando che tornassero a casa per uccidere con loro anche moglie e figli e tirar giù l’intero appartamento, l’intero palazzo, l’intero quartiere.
Avevo, soprattutto, sentito raccontare dai palestinesi delle case bombardate l’una dopo l’altra, dei bambini uccisi dai cecchini con un colpo alla testa o al cuore, degli affamati trucidati per divertimento ai punti di distribuzione del cibo.
Ma non avevo visto niente, avendo già letto decine di denunce.
Perché Naza non è un film su chi denuncia il genocidio, anche se i militari israeliani intervistati dicono esattamente questo: «Sì, certo che è un genocidio, certo! Sparavamo a tutti, anche ai bambini, alle donne. Anche se erano disarmati? Ma certo, certo, erano TUTTI disarmati! Credo di aver visto solo una volta un palestinese armato, ma ne abbiamo uccisi a centinaia ogni giorno…»
Naza non è nemmeno il film sul genocidio che avrebbero dovuto girare i palestinesi e che non avrebbe vinto premi se fossero stati i palestinesi a girarlo, no.
Naza non è un film su chi denuncia il genocidio. È un film su chi giustifica il Genocidio. Un film su chi lo normalizza. Un film su di noi.
Naza è un film sul mondo che continua a girare e a dare l’acqua alle piante e il cibo al cane e a stravaccarsi sul divano a fine giornata a guardare la tele mentre a pochi chilometri di distanza i divani esplodono con il resto delle case e i cani mangiano i cadaveri dei bambini. Un mondo che la macchina da presa sbircia di notte attraverso i vetri dei grattacieli di Tel Aviv, nelle case dove i soldati tornano a giocare alla play dopo aver distrutto le case di quelli che non conoscono e che non considerano.
«Stavamo bene. Eravamo contenti. Era divertente», spiegano i soldati.
In che senso? Uccidere era divertente? Anche i bambini? Anche se erano disarmati? Intere famiglie? «C’era uno psicologo. Volendo, potevamo andarci. Non ci andavamo perché stavamo bene». «Era divertente. Era come un videogame».
«C’era l’unità che combatteva contro il terrorismo e quella che combatteva contro la pace», racconta uno.
«Contro la pace». Contro la Corte Penale Internazionale, contro i giudici che denunciano i crimini di guerra.
«La mia era un’unità d’élite. Individuavamo i palazzi da far saltare in aria con tutte le famiglie che ci stavano dentro. Abbiamo distrutto interi quartieri. Abbiamo distrutto tutto il Nord della striscia perché non dovevano restare in piedi case alle quali tornare. Abbiamo dato fuoco ai ricordi, alle foto, ai libri, a tutto. Riempivamo le case di gas e davamo fuoco, oppure radunavamo i cuscini al centro del salone e davamo fuoco a quelli: la lana brucia bene, in un attimo andava a fuoco tutto l’appartamento… Era un’unità composta da giovani di sinistra, la mia. Ragazzi dell’alta borghesia di Tel Aviv… Noi non odiamo gli arabi. Lo facevamo perché andava fatto». I coloni, quelli matti, quelli che credono in un Dio storto e fanno cose strambe, tipo non lavarsi e riprodursi come conigli: quelli, forse odiano gli arabi. Ma noi giovani progressisti di sinistra no: noi facevamo quello che ci dicevano di fare e basta e poi ci fumavamo una sigaretta o tornavamo qui a fare l’aperitivo.
«Io l’ho chiesto al mio ufficiale: “Cosa ne pensi di quello che stiamo facendo qui?” E lui mi ha detto: “Che è giusto”. “Dici?” “Tu devi solo fidarti del sistema”».
Non serve odiare gli arabi per sterminarli o credere alla Terra Promessa per distruggere Gaza: basta che te lo chieda il sistema. Basta eseguire un ordine. Non serve farsi domande, non serve pensare di avere le risposte, basta fare, non serve domandarsi “perché”: «Facciamo quello che la società israeliana vuole che facciamo. Se ti dicono che devi radere al suolo Gaza, tu devi radere al suolo Gaza».
Stessi racconti dei Nazisti e dei fascisti, identici: stesse giustificazioni, stesso distacco, stesso pensare di meritarsi una medaglia, stessa capacità di tenere in braccio i figli dopo aver sterminato i figli degli altri: «Ho solo eseguito gli ordini», la stessa frase con la quale si sono giustificati i due gerarchi nazisti Hermann Göring e Adolf Eichmann.
«Io sono andato in Polonia a visitare i campi di concentramento e continuo a credere a credere che i nazisti fossero nazisti», dice un soldato che racconta di aver ammazzato centinaia di civili disarmati: «Solo, mi domando cosa sono io».
Naza non è un film sul fanatismo religioso. Non si parla mai della Bibbia o di di Dio.
È un film sulla banalità del male.
Un male compiuto per inerzia, conformismo, pigrizia mentale, apatia, tornaconto economico, per mantenere uno stile di vita agiato a scapito di popoli resi schiavi, proprio come gli stupri della bambine etiopi da parte dei soldati fascisti e che non erano percepiti dai carnefici come violenze perché erano stati legalizzati: normati per legge come la pulizia etnica dei palestinesi da parte dei governi israeliani.
Naza è un film sulla malattia dell’Occidente: pensare di essere nel giusto a prescindere, confondere il potere con il buon senso e la forza con la ragione, non interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni, credere che sia qualcun altro a causare i problemi – qualche dittatore nordcoreano, qualche terrorista islamico con sette mogli velate – mica noi che facciamo affari con Israele; mica noi che ci facciamo comandare militarmente da uno che manda la polizia in strada a sparare in faccia alla gente, uno che bombarda mezzo mondo e di preferenza le scuole con le bambine dentro ma vuole il Nobel per la Pace, uno che rapisce i capi di stato per accaparrarsi le riserve petrolifere di un altro paese; mica noi che il massimo dell’idea dell’assumerci le nostre responsabilità che abbiamo è fare governi di larghe intese.
Naza è un film su di noi che ci voltiamo dall’altra parte perché ci fidiamo del sistema in quanto è il sistema invece di combatterlo in quanto è ingiusto.
Correte a vederlo e teniamoci stretti.

Redazione Italia

La guerra alla droga nasconde il vuoto dell’Occidente

La guerra alla droga nasconde il vuoto dell’Occidente:

La-guerra-alla-droga-nasconde-il-vuoto-d

La guerra alla droga colpisce soprattutto l'offerta mentre lascia in ombra dipendenze, disagio e disgregazione sociale. Lo stesso vuoto riemerge davanti alla guerra: società individualizzate possono difendere ciò che sentono proprio, ma faticano a credere alle mobilitazioni imposte dall'alto.

L'articolo La guerra alla droga nasconde il vuoto dell’Occidente proviene da Kulturjam.

Disagio giovanile, Regione Lombardia rafforza #UP con 2 milioni

Disagio giovanile, Regione Lombardia rafforza #UP con 2 milioni:

Regione Lombardia rafforza la sua misura #Up per contrastare il disagio giovanile. La Giunta, su proposta dell’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, ha approvato la delibera che destina nuove risorse ad ‘#UP – Percorsi per crescere alla grande‘. La misura è rivolta a preadolescenti, adolescenti e giovani in condizione di disagio e alle loro famiglie, con un’ulteriore integrazione di 2 milioni di euro.
Il programma, avviato nel 2022 e rifinanziato nel 2025, prevede percorsi personalizzati attraverso l’erogazione di voucher.

Con #UP più risorse contro il disagio giovanile

Le nuove risorse, a valere sul Programma regionale FSE+ 2021-2027, ammontano a 2 milioni di euro e consentiranno di rafforzare gli interventi su tutto il territorio regionale.

“Con questo ulteriore stanziamento di 2 milioni di euro l’intervento complessivo sarà di 13 milioni di euro. Tali risorse rappresentano un investimento volto a rafforzare la risposta di Regione Lombardia al disagio giovanile, mettendo al centro i ragazzi e le loro famiglie – ha dichiarato l’assessore Lucchini –. L’adolescenza è una fase delicata, nella quale possono emergere fragilità che, se intercettate tempestivamente, possono essere affrontate con strumenti adeguati. #UP ci permette di costruire percorsi personalizzati, flessibili e vicini ai bisogni di ciascun ragazzo”.

Con #UP la Lombardia pensa a giovani e famiglie

L'assessore regionale Elena Lucchini

Attraverso i voucher, i giovani possono accedere a interventi di natura psico-socioeducativa, tra cui colloqui, counselling, attività di contrasto alla dispersione scolastica e accompagnamento verso attività di inclusione sociale. L’obiettivo è offrire risposte flessibili e integrate e favorire processi di inclusione.

I destinatari diretti sono preadolescenti, adolescenti e giovani di età compresa tra gli 11 e i 25 anni in condizioni di disagio e le loro famiglie.

Un sostegno anche per i genitori

“Con #UP – ha spiegato Lucchini – non interveniamo soltanto sui ragazzi, ma sosteniamo anche i genitori. Una situazione di fragilità coinvolge spesso tutta la famiglia e richiede ascolto, accompagnamento e capacità di leggere precocemente i bisogni. Per questo vogliamo rafforzare l’integrazione tra i servizi sociali e sociosanitari e la loro capacità di prendere in carico tempestivamente le situazioni di difficoltà”.

Il contributo, a fondo perduto, viene erogato da Regione Lombardia alle Ats, che provvedono successivamente all’erogazione dei voucher ai destinatari. Le risorse integrative saranno assegnate alle Ats tenendo conto del valore dei voucher prenotati alla data del 15 ottobre 2026 e delle assegnazioni già effettuate.

Strumento concreto per intercettare precocemente il disagio

“Vogliamo quindi dare continuità a uno strumento concreto che consente di accompagnare i ragazzi nei momenti di maggiore difficoltà e di sostenere le loro famiglie – ha concluso l’assessore Lucchini –. Investire sulla prevenzione e sulla capacità di intercettare precocemente le fragilità significa dunque rafforzare le opportunità di inclusione sociale e accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita”.

The post Disagio giovanile, Regione Lombardia rafforza #UP con 2 milioni appeared first on Lombardia Notizie Online.

Il nuovo portale di Regione Lombardia diventa personale: ‘È tutto qui’

Il nuovo portale di Regione Lombardia diventa personale: ‘È tutto qui’:

Non un sito da consultare, ma uno spazio digitale da costruire attorno alle proprie esigenze. È questa la nuova dimensione del portale di Regione Lombardia completamente rinnovato e oggi arricchito dall’Area Personale, il punto di accesso attraverso il quale ogni cittadino può scegliere gli argomenti che gli interessano, salvare contenuti e servizi, organizzare le proprie raccolte e ricevere aggiornamenti sempre più mirati.

Un’evoluzione che da mercoledì 30 settembre sarà raccontata attraverso la campagna ‘È tutto qui‘, il claim scelto per presentare ai cittadini un modo nuovo, semplice e personalizzato di vivere la propria Regione.

Fontana: abbiamo reso più facile trovare ciò che serve davvero


“Abbiamo voluto ripensare il rapporto digitale tra Regione e cittadini – spiega il presidente Attilio Fontana – partendo da una domanda molto semplice: come possiamo rendere più facile trovare ciò che serve davvero? Il nuovo portale va in questa direzione: mette ordine, rende più immediata la ricerca e, con l’Area Personale, permette a ciascuno di costruire il proprio spazio, scegliendo ciò che vuole seguire e ritrovando più facilmente servizi e informazioni“.

“È un ulteriore passo nel percorso di una Regione sempre più vicina ai cittadini – conclude Fontana – anche attraverso gli strumenti digitali”.

Dal nuovo portale all’esperienza personale

Il nuovo portale della Regione Lombardia, già presentato nei mesi scorsi, è stato completamente riprogettato per rendere la navigazione più semplice, rapida e intuitiva. La nuova homepage mette in evidenza un motore di ricerca più rapido e intelligente, capace di accompagnare l’utente nella ricerca delle informazioni all’interno del Portale e dei principali siti regionali. I contenuti sono organizzati per argomenti e i servizi più utilizzati sono più facilmente raggiungibili.

Anche l’informazione istituzionale trova uno spazio dedicato con Lombardia Notizie, che porta direttamente nella homepage del portale le tre notizie più rilevanti della giornata. Il cambiamento più significativo riguarda il rapporto tra il cittadino e il portale: non è più soltanto l’utente a cercare le informazioni, ma è il portale che può organizzarsi attorno agli interessi di chi lo utilizza.

L’area personale: il tuo spazio, i tuoi interessi

Attraverso la nuova Area Personale ogni cittadino può costruire il proprio spazio digitale all’interno del portale di Regione Lombardia

L’Area Personale è lo spazio digitale dedicato ai cittadini all’interno del nuovo portale. Attraverso l’accesso con identità digitale (Spid, Cns, Cie), ciascun utente può definire le proprie preferenze e creare un ambiente personalizzato nel quale ritrovare contenuti, aggiornamenti e servizi di maggiore interesse. È possibile scegliere tra numerosi argomenti, dalla Sanità al Bollo auto, dall’Istruzione, formazione e lavoro alla Protezione civile, dall’Ambiente e territorio alla Cultura, turismo e sport, fino ad Agricoltura, imprese, infrastrutture, politiche sociali e abitative e alle informazioni istituzionali e di pubblica utilità.

L’utente può inoltre indicare il proprio ruolo e fino a due province di interesse, contribuendo a rendere ancora più mirata la selezione delle informazioni. Nell’Area Personale è possibile salvare contenuti e servizi tra i preferiti, organizzarli in raccolte personali e ritrovarli rapidamente. Si possono inoltre ricevere aggiornamenti e comunicazioni coerenti con le preferenze espresse. In questo modo il portale diventa progressivamente uno spazio diverso per ogni cittadino: ciascuno può decidere cosa seguire, cosa conservare e quali servizi avere più facilmente a disposizione.

Lombardia Informa diventa parte dell’area personale

In questo nuovo ecosistema digitale entra anche Lombardia Informa, che viene integrato nell’Area Personale. Il servizio, che conta oggi oltre 70.000 iscritti, continua a offrire notizie, aggiornamenti e approfondimenti sulle iniziative regionali, ma in un ambiente più ampio e integrato, nel quale le comunicazioni si affiancano alla possibilità di salvare contenuti e servizi e organizzare le proprie preferenze. Chi era già iscritto a Lombardia Informa dovrà effettuare una nuova registrazione per continuare a ricevere gli aggiornamenti. Nelle prossime settimane gli iscritti riceveranno comunicazioni dedicate con tutte le indicazioni necessarie per completare il passaggio.

‘È tutto qui’: dal 30 settembre la campagna

Attraverso la nuova Area Personale ogni cittadino può costruire il proprio spazio digitale all’interno del portale di Regione Lombardia

È proprio questa nuova esperienza il cuore della campagna ‘È tutto qui’, al via mercoledì 30 settembre 2026. Il messaggio è semplice: in un unico spazio il cittadino può trovare ciò che gli serve, seguire quello che gli interessa e costruire un’esperienza digitale su misura. Il claim accompagna così il percorso avviato con il nuovo portale e racconta il passaggio da una logica di semplice consultazione a una relazione digitale più personale e continuativa con Regione Lombardia.

Il nuovo portale non è quindi soltanto il luogo dove cercare un’informazione: diventa lo spazio nel quale raccogliere i propri interessi, ritrovare i servizi più utili e ricevere gli aggiornamenti che si è scelto di seguire.

L’8 novembre l’area personale esce dallo schermo

E per far conoscere ai cittadini questa nuova esperienza, domenica 8 novembre il portale esce dagli schermi di smartphone e computer per arrivare al Belvedere ‘Silvio Berlusconi‘, al 39° piano di Palazzo Lombardia. Dalle 10 alle 18, il Belvedere ospiterà un grande evento dedicato al nuovo portale, con installazioni interattive, attività e altre esperienze pensate per accompagnare i visitatori alla scoperta delle nuove funzionalità. Sarà un’occasione per vedere e sperimentare concretamente come funziona l’Area Personale e scoprire come costruire il proprio spazio digitale all’interno del portale di Regione Lombardia. Perché, anche quando si parla di tecnologia, il punto di partenza e quello di arrivo restano le persone. È tutto qui.

The post Il nuovo portale di Regione Lombardia diventa personale: ‘È tutto qui’ appeared first on Lombardia Notizie Online.

Le logiche del colonialismo dentro la scuola

Le logiche del colonialismo dentro la scuola:

Intervista ad Angela Perna, maestra elementare del Movimento di Cooperazione Educativa di Bologna, sul decreto scuola appena approvato.

Prima di approfondire alcune questioni specifiche vorrei sottolineare che tutto ciò che è scritto nel decreto è già legge, quindi stiamo parlando un po’ di niente. Si richiamano modi di agire nella scuola che già esistono. Tutto quello che è scritto nel decreto serve semplicemente a polarizzare una questione vecchia come il mondo, che è quella tra ricchi e poveri, e a riportare dentro la scuola qualcosa che dalla scuola non è mai uscito, in realtà: le logiche del colonialismo.

Ci sono sempre persone che vengono da Paesi che sono stati oggetto di colonialismo, a cui i diritti si “concedono” con un percorso a ostacoli, e persone che di questi diritti godono per nascita. Una logica riproposta anche dal decreto appena approvato.

Cosa impara un insegnante in una classe con background diversi e cosa imparano i bambini e le bambine a vivere?

Si impara a vivere. Si impara a decentrarsi, a fare esperienza di come l’identità sia una continua costruzione dinamica che arricchisce il nostro percorso di vita; si impara il coraggio, la libertà e la bellezza di sperimentare la vita con tutte le contraddizioni, le fatiche e le scoperte.

Le classi “sbilanciate” sono spesso lo specchio di qualcos’altro — la concentrazione di famiglie straniere, o più povere, in certi quartieri, l’accesso alla casa, la segregazione abitativa. Il vero nodo del problema è nella scuola o altrove?

Oggi il funzionamento delle iscrizioni alla scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado si basa sul principio della territorialità, governato dallo stradario. Questo principio fa sì che le aule diventino più o meno l’esatto specchio demografico del quartiere circostante e quindi ne ereditino e ne riflettano fedelmente la complessità sociale e le diseguaglianze di partenza, soprattutto nei quartieri difficili.

Certo che le classi sbilanciate sono spesso lo specchio di qualcos’altro, perché tutti sappiamo che le periferie delle nostre città sono il frutto di scelte urbanistiche segreganti, marginalizzanti, perché vivono in una condizione di povertà economica sistemica.

Le classi sbilanciate sono quindi lo specchio di questa concentrazione di famiglie che vivono in situazioni di povertà, dove il mercato immobiliare e l’assenza di politiche abitative efficaci creano aree urbane quasi totalmente inaccessibili a certe fasce di popolazione. A questo isolamento materiale si somma la fuga delle famiglie socioeconomicamente più stabili, che scelgono di non iscrivere i figli nella scuola pubblica del proprio bacino di residenza, perché questo si può fare sia rimanendo dentro il circuito del pubblico con alcune deroghe, sia dirigendosi sempre di più verso le scuole private, che stanno veramente spuntando come funghi.

Questo meccanismo di autosegregazione svuota progressivamente gli istituti di quartiere, amplifica la polarizzazione e in sostanza ha ancora una volta la dicotomia, quella antica come il mondo, quella tra ricchi e poveri. Che i poveri oggi siano, rispetto a 50 anni fa, prevalentemente famiglie con storie di immigrazione dal sud del mondo, come prima lo erano magari famiglie con storie di immigrazione dal sud Italia che andavano a lavorare a Torino, alla Fiat, o a Bologna e riempivano un quartiere come il Pilastro, è semplicemente lo specchio dei tempi, ma si ripete una storia che eternamente ritorna.

Come rendere effettivo e operativo nella scuola il valore della diversità?

Innanzitutto bisogna crederci, al fatto che la diversità rappresenti un valore. Comunque, fortunatamente, ancora prima di essere una scelta pedagogica o un ideale etico, gli articoli 3 e 34 della nostra Costituzione ci ricordano che la valorizzazione e il riconoscimento delle diversità sono un progetto giuridico vincolante della nostra Repubblica.

Per renderla operativa rispetto al nostro percorso pedagogico, dobbiamo vivere insieme l’esperienza della costruzione della democrazia: quando in una classe si costruiscono insieme le regole, quando esistono spazi reali di decisione, quando la parola dei bambini e delle bambine può radicalmente modificare quello che succede, quando si può discutere, quando si può dissentire, quando il conflitto diventa occasione per comprendere punti di vista diversi, non stiamo solo facendo una buona pratica educativa dal nostro punto di vista, ma stiamo costruendo insieme un’idea di scuola e quindi di società.

In questo percorso è necessario prendere sul serio ciò che i bambini e le bambine pensano, e riconoscere che l’altro può portare qualcosa che io non so. Si tratta di costruire il sapere insieme, si tratta di aprirsi e di rinforzare le nostre capacità di pensare alla classe come uno spazio nel quale le relazioni e i modi di produrre conoscenza possono essere profondamente diversi da quelli che ci impone la società.

Se manca questa profonda convinzione interiore, se non si assume su di sé, su di noi, la responsabilità immaginifica di costruire orizzonti di senso per il futuro, in classe un’insegnante contribuisce a costruire poco, anche senza nessun alunno di origine straniera! Questa profonda convinzione è la base di tutto.

Come funziona oggi, nella pratica, la composizione delle classi con alunni di origine straniera?

La definizione burocratica di alunno straniero è una scatola vuota, perché nasconde delle biografie, delle competenze, dei bisogni che sono profondamente diversi.

Il decreto racconta che si rivolge a tutti gli alunni e a tutte le alunne che non hanno frequentato almeno 3 anni di scuola in Italia. Quindi, per fare un esempio: arriva una bambina con la famiglia dal Bangladesh a 2 anni, entrambi i genitori non hanno mai vissuto in Italia, quindi si presume che non parlino la lingua italiana; poi, dai 3 ai 6 anni, la bimba frequenta la scuola dell’infanzia, ed è molto difficile stabilire la frequenza per un segmento di scuola che non è mai stato reso obbligatorio e che quindi potrebbe comunque andarci a singhiozzo o, nel frattempo, magari per l’estate partire e tornare in Bangladesh.

Comunque questa tipologia di alunna straniera è inserita senza problemi quando entra alla primaria, perché ha frequentato 3 anni di scuola dell’infanzia. Invece magari arriva un bambino peruviano a 4 anni, si ricongiunge con un genitore che vive in Italia da 15 anni e, all’ingresso della prima primaria, ricade dentro la fattispecie su cui agisce il decreto. Si capisce che, a livello di progressione linguistica, queste due situazioni sono molto diverse l’una dall’altra e che, paradossalmente, se non ci sono intoppi, è molto più facilitato ad acquisire la lingua il bambino peruviano, per vicinanza linguistica delle lingue e perché il genitore parla già molto bene italiano, piuttosto che magari la bambina del Bangladesh con i genitori che invece ancora non lo parlano; però l’uno ricade nell’esclusione, l’altra no. Comunque si potrebbero fare mille di questi esempi per dire che, quando in temi così complessi si agisce in maniera molto netta, è difficile fare qualcosa di sensato.

Questo solo per far capire che le storie di migrazioni familiari sono, nel concreto, una galassia di situazioni profondamente diverse le une dalle altre. Quello che invece è profondamente immutabile e onnicomprensivo sono i bisogni strutturali della scuola di ogni ordine e grado, a cui proprio non si riesce mai a porre rimedio. In primo luogo il tetto degli alunni per classe, perché se le classi della primaria fossero composte da massimo 14-16 alunni e alunne, il lavoro sulla lingua sarebbe una bellissima passeggiata che ci accompagna per i 5 anni e che con buone probabilità renderebbe equamente competenti gli alunni e le alunne che arrivano da contesti migratori e più consapevoli gli alunni e le alunne italiane, che stanno sempre di più perdendo la ricchezza linguistica e lessicale.

Foto di Diana ✨pexels

L'articolo Le logiche del colonialismo dentro la scuola proviene da Naga.

AGGIORNAMENTI (INOREADER) - CLICK SU FRECCIA IN BASSO X ALTRI ARTICOLI

INFONDO CLICCA SULLA FRECCETTA IN BASSO A DESTRA PER ALTRE NEWS

AGGIORNAMENTI DA SITI E BLOG