PizzAut conquista il grande schermo: Elio firma la regia ei ragazzi diventano attori

PizzAut conquista il grande schermo: Elio firma la regia ei ragazzi diventano attori:
Pizzaut Monza

Monza – Niente lacrime facili, niente retorica e, soprattutto, nessun attore professionista a fare la parte dell'autistico. I ragazzi di PizzAut sbarcano al cinema dalla porta principale e lo fanno da protagonisti assoluti, lavorando spalla a spalla con alcune delle firme più note dello spettacolo italiano.

A dare l'annuncio è Nico Acampora : Elio (di Elio e Le Storie Tese) fa il suo debutto alla regia cinematografica con “La Crepa” , commedia prodotta da Tempesta con Rai Cinema e distribuita da 01 Distribution. Ma la svolta vera è che non sarà un film su PizzAut, bensì un'opera recitata e costruita interamente con loro.

Un cast stellare al fianco dei ragazzi

Oltre metà del cast sarà infatti composto dai giovani che ogni giorno lavorano nei locali di Monza e Cernusco sul Naviglio: sul set ci saranno Lorenzo, Christian, Letizia, “Matteone”, Balù e tanti altri, rappresentando lo spettro autistico nei suoi diversi livelli (1, 2 e 3).

A condividere la scena con loro un parterre d'eccezione: Pietro Sermonti, Geppi Cucciari, Cochi Ponzoni, Paolo Rossi e Margherita Vicario , oltre allo stesso Elio ea Nico Acampora (che scherza: “Ci sarò anche io, ma non diciamolo ad alta voce che fa già ridere!” ).

L'obiettivo è firmare una commedia pura, “acida al punto giusto”, capace di raccontare la quotidianità dell'autismo con ironia, forza e senza filtri pietistici.

PizzAut protagonista di un film: il commento di Nico Acampora

" Non sarà un film su di noi, ma un film fatto interamente con noi. Una commedia vera, perché l'autismo va raccontato nella sua quotidianità, con le sue fatiche immani ma anche con la travolgente bellezza dei nostri ragazzi – scrive sui social Nico Acampora – Niente attori neurotipici che fanno finta di essere autistici: i ruoli saranno interpretati da loro con un'autenticità che spettina il mondo, perché l'arte non ha limiti. Elio ai ragazzi riconosce una dignità artistica e umana immensa. Ho gli occhi lucidi e l'orgoglio a mille: stiamo dimostrando che esistono orizzonti nuovi da conquistar, e non solo limiti.”

L'articolo Vaccino antinfluenzale in Brianza date, sedi e prenotazioni è stato pubblicato su MBNews .

Negli istituti penitenziari, a centinaia di chilometri dai loro tutori: così i minori stranieri sono ancora più soli

Negli istituti penitenziari, a centinaia di chilometri dai loro tutori: così i minori stranieri sono ancora più soli: undefined

Lista d'attesa: pubblicata le nuove regole

Lista d'attesa: pubblicata le nuove regole: Il 24 agosto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 26 giugno 2026 che adotta il Piano nazionale di Governo delle liste d'attesa. Strumenti e modalità organizzative che fanno apparire il Piano come un "libro dei sogni". Vediamo insieme cosa prevede il Piano e cosa possiamo aspettarci.
Allegati:
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‘Naza’ visto da Francesca Fornario

‘Naza’ visto da Francesca Fornario:

Ho visto Naza e pensavo sarebbe stato come averlo già visto.
Avevo infatti già letto e riletto tutti i rapporti di Breaking The Silence, l’associazione fondata da ex militari israeliani che raccoglie le confessioni dei soldati dell’Idf.
Avevo letto le inchieste di +972 sui programmi di intelligenza artificiale utilizzati per individuare gli obiettivi da bombardare, aspettando che tornassero a casa per uccidere con loro anche moglie e figli e tirar giù l’intero appartamento, l’intero palazzo, l’intero quartiere.
Avevo, soprattutto, sentito raccontare dai palestinesi delle case bombardate l’una dopo l’altra, dei bambini uccisi dai cecchini con un colpo alla testa o al cuore, degli affamati trucidati per divertimento ai punti di distribuzione del cibo.
Ma non avevo visto niente, avendo già letto decine di denunce.
Perché Naza non è un film su chi denuncia il genocidio, anche se i militari israeliani intervistati dicono esattamente questo: «Sì, certo che è un genocidio, certo! Sparavamo a tutti, anche ai bambini, alle donne. Anche se erano disarmati? Ma certo, certo, erano TUTTI disarmati! Credo di aver visto solo una volta un palestinese armato, ma ne abbiamo uccisi a centinaia ogni giorno…»
Naza non è nemmeno il film sul genocidio che avrebbero dovuto girare i palestinesi e che non avrebbe vinto premi se fossero stati i palestinesi a girarlo, no.
Naza non è un film su chi denuncia il genocidio. È un film su chi giustifica il Genocidio. Un film su chi lo normalizza. Un film su di noi.
Naza è un film sul mondo che continua a girare e a dare l’acqua alle piante e il cibo al cane e a stravaccarsi sul divano a fine giornata a guardare la tele mentre a pochi chilometri di distanza i divani esplodono con il resto delle case e i cani mangiano i cadaveri dei bambini. Un mondo che la macchina da presa sbircia di notte attraverso i vetri dei grattacieli di Tel Aviv, nelle case dove i soldati tornano a giocare alla play dopo aver distrutto le case di quelli che non conoscono e che non considerano.
«Stavamo bene. Eravamo contenti. Era divertente», spiegano i soldati.
In che senso? Uccidere era divertente? Anche i bambini? Anche se erano disarmati? Intere famiglie? «C’era uno psicologo. Volendo, potevamo andarci. Non ci andavamo perché stavamo bene». «Era divertente. Era come un videogame».
«C’era l’unità che combatteva contro il terrorismo e quella che combatteva contro la pace», racconta uno.
«Contro la pace». Contro la Corte Penale Internazionale, contro i giudici che denunciano i crimini di guerra.
«La mia era un’unità d’élite. Individuavamo i palazzi da far saltare in aria con tutte le famiglie che ci stavano dentro. Abbiamo distrutto interi quartieri. Abbiamo distrutto tutto il Nord della striscia perché non dovevano restare in piedi case alle quali tornare. Abbiamo dato fuoco ai ricordi, alle foto, ai libri, a tutto. Riempivamo le case di gas e davamo fuoco, oppure radunavamo i cuscini al centro del salone e davamo fuoco a quelli: la lana brucia bene, in un attimo andava a fuoco tutto l’appartamento… Era un’unità composta da giovani di sinistra, la mia. Ragazzi dell’alta borghesia di Tel Aviv… Noi non odiamo gli arabi. Lo facevamo perché andava fatto». I coloni, quelli matti, quelli che credono in un Dio storto e fanno cose strambe, tipo non lavarsi e riprodursi come conigli: quelli, forse odiano gli arabi. Ma noi giovani progressisti di sinistra no: noi facevamo quello che ci dicevano di fare e basta e poi ci fumavamo una sigaretta o tornavamo qui a fare l’aperitivo.
«Io l’ho chiesto al mio ufficiale: “Cosa ne pensi di quello che stiamo facendo qui?” E lui mi ha detto: “Che è giusto”. “Dici?” “Tu devi solo fidarti del sistema”».
Non serve odiare gli arabi per sterminarli o credere alla Terra Promessa per distruggere Gaza: basta che te lo chieda il sistema. Basta eseguire un ordine. Non serve farsi domande, non serve pensare di avere le risposte, basta fare, non serve domandarsi “perché”: «Facciamo quello che la società israeliana vuole che facciamo. Se ti dicono che devi radere al suolo Gaza, tu devi radere al suolo Gaza».
Stessi racconti dei Nazisti e dei fascisti, identici: stesse giustificazioni, stesso distacco, stesso pensare di meritarsi una medaglia, stessa capacità di tenere in braccio i figli dopo aver sterminato i figli degli altri: «Ho solo eseguito gli ordini», la stessa frase con la quale si sono giustificati i due gerarchi nazisti Hermann Göring e Adolf Eichmann.
«Io sono andato in Polonia a visitare i campi di concentramento e continuo a credere a credere che i nazisti fossero nazisti», dice un soldato che racconta di aver ammazzato centinaia di civili disarmati: «Solo, mi domando cosa sono io».
Naza non è un film sul fanatismo religioso. Non si parla mai della Bibbia o di di Dio.
È un film sulla banalità del male.
Un male compiuto per inerzia, conformismo, pigrizia mentale, apatia, tornaconto economico, per mantenere uno stile di vita agiato a scapito di popoli resi schiavi, proprio come gli stupri della bambine etiopi da parte dei soldati fascisti e che non erano percepiti dai carnefici come violenze perché erano stati legalizzati: normati per legge come la pulizia etnica dei palestinesi da parte dei governi israeliani.
Naza è un film sulla malattia dell’Occidente: pensare di essere nel giusto a prescindere, confondere il potere con il buon senso e la forza con la ragione, non interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni, credere che sia qualcun altro a causare i problemi – qualche dittatore nordcoreano, qualche terrorista islamico con sette mogli velate – mica noi che facciamo affari con Israele; mica noi che ci facciamo comandare militarmente da uno che manda la polizia in strada a sparare in faccia alla gente, uno che bombarda mezzo mondo e di preferenza le scuole con le bambine dentro ma vuole il Nobel per la Pace, uno che rapisce i capi di stato per accaparrarsi le riserve petrolifere di un altro paese; mica noi che il massimo dell’idea dell’assumerci le nostre responsabilità che abbiamo è fare governi di larghe intese.
Naza è un film su di noi che ci voltiamo dall’altra parte perché ci fidiamo del sistema in quanto è il sistema invece di combatterlo in quanto è ingiusto.
Correte a vederlo e teniamoci stretti.

Redazione Italia

La guerra alla droga nasconde il vuoto dell’Occidente

La guerra alla droga nasconde il vuoto dell’Occidente:

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La guerra alla droga colpisce soprattutto l'offerta mentre lascia in ombra dipendenze, disagio e disgregazione sociale. Lo stesso vuoto riemerge davanti alla guerra: società individualizzate possono difendere ciò che sentono proprio, ma faticano a credere alle mobilitazioni imposte dall'alto.

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Disagio giovanile, Regione Lombardia rafforza #UP con 2 milioni

Disagio giovanile, Regione Lombardia rafforza #UP con 2 milioni:

Regione Lombardia rafforza la sua misura #Up per contrastare il disagio giovanile. La Giunta, su proposta dell’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, ha approvato la delibera che destina nuove risorse ad ‘#UP – Percorsi per crescere alla grande‘. La misura è rivolta a preadolescenti, adolescenti e giovani in condizione di disagio e alle loro famiglie, con un’ulteriore integrazione di 2 milioni di euro.
Il programma, avviato nel 2022 e rifinanziato nel 2025, prevede percorsi personalizzati attraverso l’erogazione di voucher.

Con #UP più risorse contro il disagio giovanile

Le nuove risorse, a valere sul Programma regionale FSE+ 2021-2027, ammontano a 2 milioni di euro e consentiranno di rafforzare gli interventi su tutto il territorio regionale.

“Con questo ulteriore stanziamento di 2 milioni di euro l’intervento complessivo sarà di 13 milioni di euro. Tali risorse rappresentano un investimento volto a rafforzare la risposta di Regione Lombardia al disagio giovanile, mettendo al centro i ragazzi e le loro famiglie – ha dichiarato l’assessore Lucchini –. L’adolescenza è una fase delicata, nella quale possono emergere fragilità che, se intercettate tempestivamente, possono essere affrontate con strumenti adeguati. #UP ci permette di costruire percorsi personalizzati, flessibili e vicini ai bisogni di ciascun ragazzo”.

Con #UP la Lombardia pensa a giovani e famiglie

L'assessore regionale Elena Lucchini

Attraverso i voucher, i giovani possono accedere a interventi di natura psico-socioeducativa, tra cui colloqui, counselling, attività di contrasto alla dispersione scolastica e accompagnamento verso attività di inclusione sociale. L’obiettivo è offrire risposte flessibili e integrate e favorire processi di inclusione.

I destinatari diretti sono preadolescenti, adolescenti e giovani di età compresa tra gli 11 e i 25 anni in condizioni di disagio e le loro famiglie.

Un sostegno anche per i genitori

“Con #UP – ha spiegato Lucchini – non interveniamo soltanto sui ragazzi, ma sosteniamo anche i genitori. Una situazione di fragilità coinvolge spesso tutta la famiglia e richiede ascolto, accompagnamento e capacità di leggere precocemente i bisogni. Per questo vogliamo rafforzare l’integrazione tra i servizi sociali e sociosanitari e la loro capacità di prendere in carico tempestivamente le situazioni di difficoltà”.

Il contributo, a fondo perduto, viene erogato da Regione Lombardia alle Ats, che provvedono successivamente all’erogazione dei voucher ai destinatari. Le risorse integrative saranno assegnate alle Ats tenendo conto del valore dei voucher prenotati alla data del 15 ottobre 2026 e delle assegnazioni già effettuate.

Strumento concreto per intercettare precocemente il disagio

“Vogliamo quindi dare continuità a uno strumento concreto che consente di accompagnare i ragazzi nei momenti di maggiore difficoltà e di sostenere le loro famiglie – ha concluso l’assessore Lucchini –. Investire sulla prevenzione e sulla capacità di intercettare precocemente le fragilità significa dunque rafforzare le opportunità di inclusione sociale e accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita”.

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Il nuovo portale di Regione Lombardia diventa personale: ‘È tutto qui’

Il nuovo portale di Regione Lombardia diventa personale: ‘È tutto qui’:

Non un sito da consultare, ma uno spazio digitale da costruire attorno alle proprie esigenze. È questa la nuova dimensione del portale di Regione Lombardia completamente rinnovato e oggi arricchito dall’Area Personale, il punto di accesso attraverso il quale ogni cittadino può scegliere gli argomenti che gli interessano, salvare contenuti e servizi, organizzare le proprie raccolte e ricevere aggiornamenti sempre più mirati.

Un’evoluzione che da mercoledì 30 settembre sarà raccontata attraverso la campagna ‘È tutto qui‘, il claim scelto per presentare ai cittadini un modo nuovo, semplice e personalizzato di vivere la propria Regione.

Fontana: abbiamo reso più facile trovare ciò che serve davvero


“Abbiamo voluto ripensare il rapporto digitale tra Regione e cittadini – spiega il presidente Attilio Fontana – partendo da una domanda molto semplice: come possiamo rendere più facile trovare ciò che serve davvero? Il nuovo portale va in questa direzione: mette ordine, rende più immediata la ricerca e, con l’Area Personale, permette a ciascuno di costruire il proprio spazio, scegliendo ciò che vuole seguire e ritrovando più facilmente servizi e informazioni“.

“È un ulteriore passo nel percorso di una Regione sempre più vicina ai cittadini – conclude Fontana – anche attraverso gli strumenti digitali”.

Dal nuovo portale all’esperienza personale

Il nuovo portale della Regione Lombardia, già presentato nei mesi scorsi, è stato completamente riprogettato per rendere la navigazione più semplice, rapida e intuitiva. La nuova homepage mette in evidenza un motore di ricerca più rapido e intelligente, capace di accompagnare l’utente nella ricerca delle informazioni all’interno del Portale e dei principali siti regionali. I contenuti sono organizzati per argomenti e i servizi più utilizzati sono più facilmente raggiungibili.

Anche l’informazione istituzionale trova uno spazio dedicato con Lombardia Notizie, che porta direttamente nella homepage del portale le tre notizie più rilevanti della giornata. Il cambiamento più significativo riguarda il rapporto tra il cittadino e il portale: non è più soltanto l’utente a cercare le informazioni, ma è il portale che può organizzarsi attorno agli interessi di chi lo utilizza.

L’area personale: il tuo spazio, i tuoi interessi

Attraverso la nuova Area Personale ogni cittadino può costruire il proprio spazio digitale all’interno del portale di Regione Lombardia

L’Area Personale è lo spazio digitale dedicato ai cittadini all’interno del nuovo portale. Attraverso l’accesso con identità digitale (Spid, Cns, Cie), ciascun utente può definire le proprie preferenze e creare un ambiente personalizzato nel quale ritrovare contenuti, aggiornamenti e servizi di maggiore interesse. È possibile scegliere tra numerosi argomenti, dalla Sanità al Bollo auto, dall’Istruzione, formazione e lavoro alla Protezione civile, dall’Ambiente e territorio alla Cultura, turismo e sport, fino ad Agricoltura, imprese, infrastrutture, politiche sociali e abitative e alle informazioni istituzionali e di pubblica utilità.

L’utente può inoltre indicare il proprio ruolo e fino a due province di interesse, contribuendo a rendere ancora più mirata la selezione delle informazioni. Nell’Area Personale è possibile salvare contenuti e servizi tra i preferiti, organizzarli in raccolte personali e ritrovarli rapidamente. Si possono inoltre ricevere aggiornamenti e comunicazioni coerenti con le preferenze espresse. In questo modo il portale diventa progressivamente uno spazio diverso per ogni cittadino: ciascuno può decidere cosa seguire, cosa conservare e quali servizi avere più facilmente a disposizione.

Lombardia Informa diventa parte dell’area personale

In questo nuovo ecosistema digitale entra anche Lombardia Informa, che viene integrato nell’Area Personale. Il servizio, che conta oggi oltre 70.000 iscritti, continua a offrire notizie, aggiornamenti e approfondimenti sulle iniziative regionali, ma in un ambiente più ampio e integrato, nel quale le comunicazioni si affiancano alla possibilità di salvare contenuti e servizi e organizzare le proprie preferenze. Chi era già iscritto a Lombardia Informa dovrà effettuare una nuova registrazione per continuare a ricevere gli aggiornamenti. Nelle prossime settimane gli iscritti riceveranno comunicazioni dedicate con tutte le indicazioni necessarie per completare il passaggio.

‘È tutto qui’: dal 30 settembre la campagna

Attraverso la nuova Area Personale ogni cittadino può costruire il proprio spazio digitale all’interno del portale di Regione Lombardia

È proprio questa nuova esperienza il cuore della campagna ‘È tutto qui’, al via mercoledì 30 settembre 2026. Il messaggio è semplice: in un unico spazio il cittadino può trovare ciò che gli serve, seguire quello che gli interessa e costruire un’esperienza digitale su misura. Il claim accompagna così il percorso avviato con il nuovo portale e racconta il passaggio da una logica di semplice consultazione a una relazione digitale più personale e continuativa con Regione Lombardia.

Il nuovo portale non è quindi soltanto il luogo dove cercare un’informazione: diventa lo spazio nel quale raccogliere i propri interessi, ritrovare i servizi più utili e ricevere gli aggiornamenti che si è scelto di seguire.

L’8 novembre l’area personale esce dallo schermo

E per far conoscere ai cittadini questa nuova esperienza, domenica 8 novembre il portale esce dagli schermi di smartphone e computer per arrivare al Belvedere ‘Silvio Berlusconi‘, al 39° piano di Palazzo Lombardia. Dalle 10 alle 18, il Belvedere ospiterà un grande evento dedicato al nuovo portale, con installazioni interattive, attività e altre esperienze pensate per accompagnare i visitatori alla scoperta delle nuove funzionalità. Sarà un’occasione per vedere e sperimentare concretamente come funziona l’Area Personale e scoprire come costruire il proprio spazio digitale all’interno del portale di Regione Lombardia. Perché, anche quando si parla di tecnologia, il punto di partenza e quello di arrivo restano le persone. È tutto qui.

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Le logiche del colonialismo dentro la scuola

Le logiche del colonialismo dentro la scuola:

Intervista ad Angela Perna, maestra elementare del Movimento di Cooperazione Educativa di Bologna, sul decreto scuola appena approvato.

Prima di approfondire alcune questioni specifiche vorrei sottolineare che tutto ciò che è scritto nel decreto è già legge, quindi stiamo parlando un po’ di niente. Si richiamano modi di agire nella scuola che già esistono. Tutto quello che è scritto nel decreto serve semplicemente a polarizzare una questione vecchia come il mondo, che è quella tra ricchi e poveri, e a riportare dentro la scuola qualcosa che dalla scuola non è mai uscito, in realtà: le logiche del colonialismo.

Ci sono sempre persone che vengono da Paesi che sono stati oggetto di colonialismo, a cui i diritti si “concedono” con un percorso a ostacoli, e persone che di questi diritti godono per nascita. Una logica riproposta anche dal decreto appena approvato.

Cosa impara un insegnante in una classe con background diversi e cosa imparano i bambini e le bambine a vivere?

Si impara a vivere. Si impara a decentrarsi, a fare esperienza di come l’identità sia una continua costruzione dinamica che arricchisce il nostro percorso di vita; si impara il coraggio, la libertà e la bellezza di sperimentare la vita con tutte le contraddizioni, le fatiche e le scoperte.

Le classi “sbilanciate” sono spesso lo specchio di qualcos’altro — la concentrazione di famiglie straniere, o più povere, in certi quartieri, l’accesso alla casa, la segregazione abitativa. Il vero nodo del problema è nella scuola o altrove?

Oggi il funzionamento delle iscrizioni alla scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado si basa sul principio della territorialità, governato dallo stradario. Questo principio fa sì che le aule diventino più o meno l’esatto specchio demografico del quartiere circostante e quindi ne ereditino e ne riflettano fedelmente la complessità sociale e le diseguaglianze di partenza, soprattutto nei quartieri difficili.

Certo che le classi sbilanciate sono spesso lo specchio di qualcos’altro, perché tutti sappiamo che le periferie delle nostre città sono il frutto di scelte urbanistiche segreganti, marginalizzanti, perché vivono in una condizione di povertà economica sistemica.

Le classi sbilanciate sono quindi lo specchio di questa concentrazione di famiglie che vivono in situazioni di povertà, dove il mercato immobiliare e l’assenza di politiche abitative efficaci creano aree urbane quasi totalmente inaccessibili a certe fasce di popolazione. A questo isolamento materiale si somma la fuga delle famiglie socioeconomicamente più stabili, che scelgono di non iscrivere i figli nella scuola pubblica del proprio bacino di residenza, perché questo si può fare sia rimanendo dentro il circuito del pubblico con alcune deroghe, sia dirigendosi sempre di più verso le scuole private, che stanno veramente spuntando come funghi.

Questo meccanismo di autosegregazione svuota progressivamente gli istituti di quartiere, amplifica la polarizzazione e in sostanza ha ancora una volta la dicotomia, quella antica come il mondo, quella tra ricchi e poveri. Che i poveri oggi siano, rispetto a 50 anni fa, prevalentemente famiglie con storie di immigrazione dal sud del mondo, come prima lo erano magari famiglie con storie di immigrazione dal sud Italia che andavano a lavorare a Torino, alla Fiat, o a Bologna e riempivano un quartiere come il Pilastro, è semplicemente lo specchio dei tempi, ma si ripete una storia che eternamente ritorna.

Come rendere effettivo e operativo nella scuola il valore della diversità?

Innanzitutto bisogna crederci, al fatto che la diversità rappresenti un valore. Comunque, fortunatamente, ancora prima di essere una scelta pedagogica o un ideale etico, gli articoli 3 e 34 della nostra Costituzione ci ricordano che la valorizzazione e il riconoscimento delle diversità sono un progetto giuridico vincolante della nostra Repubblica.

Per renderla operativa rispetto al nostro percorso pedagogico, dobbiamo vivere insieme l’esperienza della costruzione della democrazia: quando in una classe si costruiscono insieme le regole, quando esistono spazi reali di decisione, quando la parola dei bambini e delle bambine può radicalmente modificare quello che succede, quando si può discutere, quando si può dissentire, quando il conflitto diventa occasione per comprendere punti di vista diversi, non stiamo solo facendo una buona pratica educativa dal nostro punto di vista, ma stiamo costruendo insieme un’idea di scuola e quindi di società.

In questo percorso è necessario prendere sul serio ciò che i bambini e le bambine pensano, e riconoscere che l’altro può portare qualcosa che io non so. Si tratta di costruire il sapere insieme, si tratta di aprirsi e di rinforzare le nostre capacità di pensare alla classe come uno spazio nel quale le relazioni e i modi di produrre conoscenza possono essere profondamente diversi da quelli che ci impone la società.

Se manca questa profonda convinzione interiore, se non si assume su di sé, su di noi, la responsabilità immaginifica di costruire orizzonti di senso per il futuro, in classe un’insegnante contribuisce a costruire poco, anche senza nessun alunno di origine straniera! Questa profonda convinzione è la base di tutto.

Come funziona oggi, nella pratica, la composizione delle classi con alunni di origine straniera?

La definizione burocratica di alunno straniero è una scatola vuota, perché nasconde delle biografie, delle competenze, dei bisogni che sono profondamente diversi.

Il decreto racconta che si rivolge a tutti gli alunni e a tutte le alunne che non hanno frequentato almeno 3 anni di scuola in Italia. Quindi, per fare un esempio: arriva una bambina con la famiglia dal Bangladesh a 2 anni, entrambi i genitori non hanno mai vissuto in Italia, quindi si presume che non parlino la lingua italiana; poi, dai 3 ai 6 anni, la bimba frequenta la scuola dell’infanzia, ed è molto difficile stabilire la frequenza per un segmento di scuola che non è mai stato reso obbligatorio e che quindi potrebbe comunque andarci a singhiozzo o, nel frattempo, magari per l’estate partire e tornare in Bangladesh.

Comunque questa tipologia di alunna straniera è inserita senza problemi quando entra alla primaria, perché ha frequentato 3 anni di scuola dell’infanzia. Invece magari arriva un bambino peruviano a 4 anni, si ricongiunge con un genitore che vive in Italia da 15 anni e, all’ingresso della prima primaria, ricade dentro la fattispecie su cui agisce il decreto. Si capisce che, a livello di progressione linguistica, queste due situazioni sono molto diverse l’una dall’altra e che, paradossalmente, se non ci sono intoppi, è molto più facilitato ad acquisire la lingua il bambino peruviano, per vicinanza linguistica delle lingue e perché il genitore parla già molto bene italiano, piuttosto che magari la bambina del Bangladesh con i genitori che invece ancora non lo parlano; però l’uno ricade nell’esclusione, l’altra no. Comunque si potrebbero fare mille di questi esempi per dire che, quando in temi così complessi si agisce in maniera molto netta, è difficile fare qualcosa di sensato.

Questo solo per far capire che le storie di migrazioni familiari sono, nel concreto, una galassia di situazioni profondamente diverse le une dalle altre. Quello che invece è profondamente immutabile e onnicomprensivo sono i bisogni strutturali della scuola di ogni ordine e grado, a cui proprio non si riesce mai a porre rimedio. In primo luogo il tetto degli alunni per classe, perché se le classi della primaria fossero composte da massimo 14-16 alunni e alunne, il lavoro sulla lingua sarebbe una bellissima passeggiata che ci accompagna per i 5 anni e che con buone probabilità renderebbe equamente competenti gli alunni e le alunne che arrivano da contesti migratori e più consapevoli gli alunni e le alunne italiane, che stanno sempre di più perdendo la ricchezza linguistica e lessicale.

Foto di Diana ✨pexels

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Nella scuola pubblica nessuno è straniero

Nella scuola pubblica nessuno è straniero:

Oggi la Rete degli Studenti Medi del Lazio è tornata nelle scuole con striscioni e cartelli per contestare il decreto scuola che introduce un tetto del 30% per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi prime.

«Siamo fermamente contrari a questa misura – dichiara Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio – perché nella scuola pubblica italiana nessuno è straniero. La scuola deve essere uno spazio di inclusione, non un luogo in cui dividere gli studenti sulla base della cittadinanza. Se ci sono difficoltà linguistiche, la risposta deve essere investire nell'insegnamento dell'italiano e nei servizi, non spostare o separare le persone».

«Continueremo a dirlo nelle scuole e nelle piazze, il 17 ottobre e il 20 novembre: vogliamo una scuola che non discriminanti e che garantisca a tutte e tutti gli stessi diritti» conclude Montori.

La mobilitazione proseguirà nelle prossime settimane contro il decreto e per una scuola realmente inclusiva e accessibile.

Rete Studenti Medi Lazio

Redazione Italia

Il miraggio del “Grande Israele” e i meccanismi strutturali del collasso imperiale

Il miraggio del “Grande Israele” e i meccanismi strutturali del collasso imperiale:

Il progetto espansionistico sionista è entrato nella sua fase terminale e autodistruttiva. Ciò a cui la comunità globale sta assistendo all'indomani della devastante campagna a Gaza non è il consolidamento di un'invincibile potenza regionale, bensì il decadimento strutturale e progressivo di un'aggressiva impresa coloniale di insediamento. Accecato da decenni di sfrenata arroganza ideologica, supremazia razziale e protezione imperialista occidentale, l'establishment politico e militare di Tel Aviv ha spinto lo Stato in un vicolo cieco strategico irreversibile. Nel tentativo di realizzare con la forza un massimalismo territoriale di ispirazione biblica che si estende dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo e al più ampio Levante, lo Stato sionista è riuscito solo a rendersi un emarginato globale, distruggendo sistematicamente la propria vitalità politica, economica e sociale interna […]