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Anziani non autosufficienti: servono almeno 500 milioni nella prossima Manovra • Percorsi di Secondo Welfare

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Bando: Anita Reti Mille – L’infanzia prima

Bando: Anita Reti Mille – L’infanzia prima:

Titolo avviso
Anita Reti Mille – L’infanzia prima

Finanziatore
Fondazione Cariplo

Obiettivi e ambito di interesse
Sviluppare reti territoriali integrate per individuare precocemente e sostenere bambini da 0 a 3 anni e famiglie in condizioni di vulnerabilità sociale ed economica, rafforzando la collaborazione tra servizi sanitari, sociali, educativi ed ETS.

Scadenza e modalità di presentazione domanda
Scadenza: 18 febbraio 2027, ore 17.00. Presentazione online attraverso il portale di Fondazione Cariplo.

Soggetti ammissibili e requisiti formali
Capofila: ente privato non profit con esperienza nella prima infanzia e nel sostegno alle famiglie.
Partenariato con enti pubblici e/o privati non profit. Necessario il coinvolgimento di soggetti qualificati del percorso nascita.
Escluso il territorio della città di Milano, mentre sono ammissibili altri territori della Città metropolitana individuati per ASST.

Contributo erogabile
Dotazione complessiva: 5 milioni di euro.
Contributo massimo differenziato per ASST: Melegnano e Martesana 300.000 €; Nord Milano 250.000 €; Rhodense 150.000 €; Ovest Milanese 100.000 €.

% cofinanziamento
Minimo 10% del costo complessivo del progetto.

Attività ammissibili
Intercettazione precoce delle fragilità, orientamento e accompagnamento delle famiglie, sostegno educativo e materiale, coordinamento dei servizi, formazione degli operatori e rafforzamento delle reti territoriali.

Durata progetto
24 mesi, con conclusione entro il 30 giugno 2029.

Spese ammissibili
Spese funzionali alle attività progettuali; budget di comunità fino al 10%; arredi e attrezzature fino al 10%. Esclusi acquisto, ristrutturazione e manutenzione di immobili.

Criteri di valutazione
Qualità progettuale (30%); partenariato e rete (30%); misurazione del cambiamento (20%); piano economico e sostenibilità (20%).

Pagina web del bando >

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Gli Stati devono intervenire poiché la violenza dei coloni israeliani, fomentata dallo Stato, si intensifica all'inizio della raccolta delle olive palestinesi. 

Gli Stati devono intervenire poiché la violenza dei coloni israeliani, fomentata dallo Stato, si intensifica all'inizio della raccolta delle olive palestinesi. :

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In risposta agli ultimi atti di violenza perpetrati dai coloni israeliani, orchestrati dallo Stato, nella Cisgiordania occupata durante il fine settimana, che hanno preso di mira anche una delegazione di diplomatici europei e un fotoreporter del Washington Post, Heba Morayef, direttrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha dichiarato:

«Ancora una volta, il sistema di apartheid israeliano sta trasformando la raccolta delle olive in una stagione di orrore per le famiglie palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata. Gli attacchi orchestrati dallo Stato dai coloni contro gli agricoltori, che danneggiano, distruggono e rubano i raccolti, uniti alle restrizioni militari israeliane sull'accesso agli oliveti, stanno causando immense sofferenze e perdite economiche per i palestinesi.»

«La serie di attacchi perpetrati nel fine settimana dai coloni contro i residenti palestinesi di Khirbet Abu Falah e Taybeh, nell'area di Ramallah, che hanno preso di mira anche un fotoreporter del Washington Post e una delegazione di diplomatici europei, offre uno spaccato di una realtà di incessante aggressione contro i palestinesi. I tentativi di alti funzionari israeliani e candidati alle elezioni di tutto lo spettro politico di presentare questa brutalità sponsorizzata dallo Stato come opera di pochi individui rappresentano una palese distorsione della realtà.»

“Amnesty International lancia da tempo l'allarme sull'aumento esponenziale della violenza perpetrata dagli insediamenti statali contro i palestinesi, che mira, attraverso metodi che incitano al terrore, a una pulizia etnica dei palestinesi dalla Cisgiordania occupata. Questa escalation di violenza è stata alimentata dalla persistente incapacità della comunità internazionale di intraprendere azioni concrete contro il sistema stesso che permette la continua oppressione dei palestinesi. Questi attacchi devono generare una forte reazione da parte degli Stati che affermano di opporsi all'annessione di territori palestinesi da parte di Israele, alla sua continua espansione degli insediamenti e alla violenza perpetrata dagli insediamenti statali.

Gli Stati devono riconoscere che gli attacchi dei coloni non sono atti isolati, ma una politica centrale dello Stato israeliano, e adottare misure concrete per rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale ed evitare la complicità nelle violazioni e nei crimini israeliani contro i palestinesi, interrompendo ogni commercio, investimento e cooperazione che contribuisca a mantenere l'occupazione illegale, l'apartheid e la continua campagna di pulizia etnica.

“Gli Stati devono inoltre imporre sanzioni mirate contro i funzionari israeliani credibilmente implicati in gravi violazioni del diritto internazionale e sostenere gli sforzi internazionali per la giustizia e la responsabilità. Nascondersi dietro una retorica vuota non è solo un atto di codardia, ma permette ulteriori abusi. Per i palestinesi, continua ad essere letale.” 

Sfondo

Il 16 ottobre, decine di coloni israeliani mascherati hanno attaccato agricoltori palestinesi intenti a raccogliere olive vicino al villaggio di Abu Falah, a nord-est di Ramallah. Durante l'attacco, i coloni avrebbero lanciato pietre, usato fionde, dato fuoco agli ulivi e aggredito i palestinesi. La fotoreporter statunitense Heidi Levine, che stava documentando la raccolta delle olive per il Washington Post, è stata spinta a terra e ripetutamente presa a calci nonostante indossasse un giubbotto protettivo da giornalista chiaramente identificabile. Le sono stati rubati anche l'attrezzatura fotografica e il telefono ed è stata ricoverata in ospedale con diverse ferite. Il 19 ottobre, la polizia israeliana ha dichiarato di aver arrestato 10 sospetti nell'ambito di un'indagine sugli incidenti.

Il giorno seguente, coloni israeliani mascherati hanno attaccato un gruppo che comprendeva diplomatici belgi, francesi e polacchi, un sindaco francese, rappresentanti cattolici e residenti palestinesi nei pressi del villaggio di Taybeh, anch'esso a nord-est di Ramallah. Secondo quanto riferito, un veicolo diplomatico belga è stato danneggiato e diversi membri della delegazione sono stati aggrediti.

Il rapporto di Amnesty International del 2026 sulla Cisgiordania occupata ha documentato come, dalla fine del 2022, le autorità israeliane abbiano intensificato una campagna di pulizia etnica, guidata e sponsorizzata dallo Stato, terrorizzando e sfollando con la forza migliaia di palestinesi dalle comunità beduine e di pastori nell'Area C della Cisgiordania, al fine di alterarne permanentemente la composizione demografica. Nel perseguire il loro obiettivo di annessione formale, hanno accelerato l'espansione degli insediamenti, intensificato le restrizioni alla libertà di movimento, aumentato esponenzialmente i finanziamenti, nonché il supporto logistico, legale e politico agli insediamenti e agli avamposti, distribuito armi ai coloni e incoraggiato, agevolato e tollerato apertamente gli attacchi dei coloni come strumento deliberato di sfollamento.

Le comunità palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata hanno subito un forte aumento degli attacchi da parte dei coloni a partire dall'ottobre 2023, volti a sfollarle con la forza attraverso aggressioni fisiche, minacce e molestie contro le persone; distruzione di proprietà, incendi dolosi, furto di raccolti; restrizioni all'accesso ai terreni agricoli e ai pascoli; e atti di furto e maltrattamento del bestiame.

Amnesty International chiede agli Stati di sospendere ogni forma di cooperazione che contribuisca al mantenimento dell'occupazione illegale israeliana, di vietare il commercio con gli insediamenti israeliani, di imporre sanzioni mirate contro i funzionari israeliani direttamente implicati nella campagna di pulizia etnica di Israele e nei gravi crimini di diritto internazionale contro i palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, di imporre un embargo totale su armi e attrezzature di sicurezza a Israele e di sostenere i meccanismi internazionali di responsabilità, comprese le indagini in corso della Corte penale internazionale.

L'articolo " Gli Stati devono agire mentre la violenza dei coloni israeliani, fomentata dallo Stato, si intensifica all'inizio della raccolta delle olive palestinesi"  è apparso per la prima volta su Amnesty International .

Contributo a fondo perduto destinato al sostegno abitativo dei genitori la cui unione si sia dissolta

 

1. Natura del Provvedimento e Inquadramento Normativo

Il decreto interministeriale fissa criteri, riparto di risorse e modalità di accesso per l'erogazione di un contributo fondo perduto destinato al sostegno abitativo dei genitori la cui unione si sia dissolta.

  • Dotazione finanziaria: 20 milioni di euro per l'anno 2026 (all'interno di uno stanziamento complessivo programmato di 60 milioni per il triennio).

  • Entità del contributo: Copertura del 50% del canone annuo di locazione, fino a un tetto massimo di 6.000 euro all'anno (pari a 500 euro al mese massimo), erogato in un'unica soluzione.

  • Finestra temporale per l'istanza: Dalle ore 12:00 del 7 ottobre 2026 alle ore 12:00 del 28 ottobre 2026, esclusivamente in via telematica sul portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (mit.gov.it).

2. Requisiti di Accesso

Per poter presentare domanda, il richiedente deve soddisfare contestualmente una serie di vincoli stringenti:

  1. Stato civile e abitativo:

    • Essere genitore separato o divorziato.

    • Non essere assegnatario della casa familiare di proprietà (ossia esserne uscito a seguito del provvedimento del giudice o di accordo omologato).

    • Essere titolare di un contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato.

  2. Requisiti familiari e di condotta:

    • Avere almeno un figlio a carico di età inferiore ai 21 anni.

    • Risultare in regola con il versamento degli assegni di mantenimento stabiliti in sede giudiziale o convenzionale.

  3. Parametro economico:

    • Possedere un reddito individuale complessivo (da ultima dichiarazione dei redditi) non superiore a 35.000 euro.

  •  reale complessiva nettamente superiore rispetto ad altri in condizione di maggior disagio.


Copertura Finanziaria e Rischio di Esaurimento Fondi

I 20 milioni di euro stanziati per l'annualità corrente risultano insufficienti a coprire la platea potenziale su scala nazionale.

  • Con un contributo massimo di 6.000 euro a soggetto, la riserva finanziaria copre teoricamente soltanto circa 3.300-4.000 domande a punteggio pieno.

  • L'effetto pratico è che, pur non trattandosi formalmente di un "click day" (l'ordine cronologico di invio non garantisce priorità), la formazione delle graduatorie porterà all'esclusione di una quota rilevante di richiedenti pur in possesso dei requisiti, basandosi su criteri di precedenza quali la presenza di figli con disabilità, la disoccupazione involontaria o il minor reddito in caso di parità di punteggio.

Rigidità sui Titoli Immobiliari

Il decreto adotta una linea d'interpretazione rigida riguardo alla titolarità di diritti reali. L'eventuale possesso di quote minoritarie o infruttifere di altri immobili (es. derivanti da quote ereditarie indivise su immobili non disponibili o ubicati in altre regioni) rischia di costituire fattore ostativo o penalizzante, senza considerare l'effettiva liquidità o utilizzabilità del bene.

4. Riepilogo Operativo per la Domanda

ParametroDettaglio Operativo
Canale di presentazionePiattaforma online MIT (mit.gov.it) previa autenticazione SPID/CIE.
Scadenza tassativa28 ottobre 2026, ore 12:00.
Documentazione richiestaEstremi della sentenza/accordo di separazione/divorzio, contratto di locazione registrato, estremi IBAN, dichiarazione dei redditi.
Modalità di erogazioneRipartizione delle risorse con approvazione graduatoria ed erogazione in un'unica soluzione post-istruttoria.

Clima, demografia, economia sociale: le proposte del Forum Terzo Settore per la Legge di Bilancio • Percorsi di Secondo Welfare

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DISABILITA' E LAVORO - POVERTA' MINORILE

 Incentivi per il lavoro delle persone con disabilità

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Povertà minorile, oltre le difficoltà economiche: un incontro sulle fragilità delle nuove generazioni
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"Bambini sempre più piccoli con disturbi alimentari"

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Anziani non autosufficienti, la legge di bilancio 2027 non può ignorarli - Vita.it

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TSO. Per la Consulta chi è ricoverato con la forza ha diritto a un avvocato, anche se non lo chiede

TSO. Per la Consulta chi è ricoverato con la forza ha diritto a un avvocato, anche se non lo chiede:

Con la sentenza n. 157, depositata il 2 ottobre 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 35 della legge n. 833 del 1978 nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida del trattamento sanitario obbligatorio in degenza ospedaliera, e della sua eventuale proroga, si svolga con le garanzie della difesa tecnica. E si tratta di una difesa obbligatoria: chi non nomina un avvocato di fiducia sarà assistito da un difensore d’ufficio, designato dal giudice tutelare.

La vicenda è di quelle che chi frequenta i reparti psichiatrici conosce bene. Nel novembre 2025 un uomo viene ricoverato in TSO su ordinanza del sindaco di Empoli e, durante l’audizione davanti al giudice tutelare, chiede di chiamare i suoi avvocati, facendone anche nomi e cognomi. Non risulta che il giudice abbia preso in considerazione l’istanza: la convalida arriva il 7 novembre, quella della proroga il 13. Il Tribunale di Firenze, investito del ricorso, solleva la questione con ordinanza del 29 dicembre 2025.

La pronuncia chiude il percorso aperto dalla sentenza n. 76 del 2025, con cui la Corte aveva imposto la comunicazione dell’ordinanza sindacale all’interessato, la sua audizione prima della convalida e la notifica del decreto. Allora la Consulta aveva restituito al paziente la propria voce davanti al giudice; oggi gli garantisce qualcuno capace di tradurla in argomenti giuridici e di farla valere attraverso il necessario contraddittorio. 

Il passaggio decisivo sta nella presa d’atto che il TSO, per anni pensato come un atto sanitario accompagnato da un controllo giudiziario quasi notarile, sbrigato sulle carte del Comune e sui due certificati medici, è prima ancora che un procedimento medico, un atto lesivo della libertà personale di chi lo subisce, che spesso è violato anche della sua dignità. La Corte parla di «evidente assoggettamento fisico della persona a un potere pubblico in grado di vincere con la forza ogni sua contraria volontà», e ne trae la conseguenza che valgono tutte le garanzie dell’art. 13 Cost. La finalità di cura non muta la natura della coazione; semmai l’ha resa più insidiosa, perché è servita a lungo a sottrarla allo sguardo del diritto. Non a caso il termine di raffronto è la convalida dell’espulsione dello straniero, sulla quale la sentenza n. 222 del 2004 aveva già preteso l’assistenza del difensore: il criterio non è la natura civile o penale del procedimento, ma il bene giuridico che viene inciso. Dove c’è un corpo trattenuto con la forza, dunque, deve esserci un giudice e un difensore.

La parte interessante della pronuncia, che persino supera l’intervento del giudice che solleva la questione di legittimità, riguarda l’obbligatorietà dell’avviso al difensore. Il Tribunale di Firenze aveva chiesto una difesa soltanto facoltativa, e la Corte va oltre con un argomento di eguaglianza sostanziale. Un diritto esercitabile solo su iniziativa dell’interessato finisce per proteggere chi ne ha meno bisogno: chi è abbastanza lucido da capire l’avviso, chi ha una famiglia che si muove, chi può pagare un proprio professionista. Restano fuori proprio le persone senza rete, che al TSO arrivano dopo che – o forse perché – che ogni altro servizio ha fallito. La difesa facoltativa, scrive la Corte, si tradurrebbe in una «intollerabile discriminazione fondata sul tipo di patologia mentale e sulla condizione economica e sociale», con il «paradosso» che i più vulnerabili resterebbero privi di tutela.

Quanto alle modalità, la persona va avvisata della facoltà di nominare un difensore di fiducia al momento della comunicazione dell’ordinanza sindacale; in mancanza, il giudice tutelare designa un difensore d’ufficio tra gli iscritti negli elenchi di cui all’art. 29 disp. att. c.p.p. Il difensore deve essere avvertito tempestivamente, può partecipare all’audizione e riceve la notifica del decreto di convalida o di non convalida; le stesse garanzie valgono per la proroga. La formula è permissiva («possono partecipare») e la sentenza non fissa termini, ma la difesa d’ufficio è qualificata come prestazione imposta dallo Stato e non rinunciabile.

La decisione non si pone come atto di sfiducia verso gli psichiatri. La Corte afferma che la competenza degli operatori è «la prima garanzia non soltanto della appropriatezza clinica, ma della stessa legittimità giuridica del trattamento». Per troppo tempo i reparti hanno portato da soli un mandato che la società affidava loro senza nominarlo, dietro porte chiuse e senza testimoni, il che significa anche senza nessuno in grado di attestare la correttezza del loro operato. Un luogo in cui nessuno entra nasconde gli abusi, ma lascia pure tutta la responsabilità di ogni scelta su chi la compie. Avvocato e giudice portano in reparto un controllo e, insieme, una condivisione pubblica della decisione sull’uso della forza, che la Corte vuole si formi «nel contraddittorio».

Il rischio adesso è che la difesa d’ufficio diventi un rituale, come accade in analoghe convalide penali, con il difensore chiamato all’ultimo che non conosce il caso e firma il verbale. Il rinvio agli elenchi penali lascia aperto il problema della competenza specifica sulla legge 180 e sulla comunicazione con persone in crisi, e quello di turni compatibili con le quarantotto ore. Per questo il richiamo della Corte ai soggetti «preposti all’esercizio delle funzioni di amministrazione della giurisdizione» investe Ordini forensi e uffici giudiziari, non solo il Parlamento. 

Parlamento al quale la sentenza rinnova l’invito a valutare un curatore speciale e figure di mediazione capaci di favorire percorsi consensuali, ricordando che il TSO «coglie il momento di acuzie di un disagio psichico che spesso si radica in situazioni di marginalità sociale»: le garanzie difensive sono necessarie, ma ciò che a monte non è stato fatto non lo recupera nessun processo. 

E’ un tragico fatto: i TSO che spesso si ripetono sulla persona, spesso negli stessi luoghi, ad opera degli stessi sanitari, segnano non solo il fallimento terapeutico del territorio e dei servizi, ma costituiscono la rinuncia alla cura e l’abbandono di chi di pretende curare.

Non saranno avvocati o magistrati a cambiare le sorti di queste persone, ma di certo il loro ingresso potrà ridare visibilità e, nei casi più fortunati, tutela, a coloro che fino ad oggi, alla faccia di Basaglia, la società ha consegnato alla solitudine negli ospedali psichiatrici.

Il testo integrale della sentenza è disponibile su cortecostituzionale.it.

L'articolo TSO. Per la Consulta chi è ricoverato con la forza ha diritto a un avvocato, anche se non lo chiede proviene da Associazione Luca Coscioni.

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